I mondi

Ho un'impresa

di Paola Zanus

Sto  passando  l'estate con questa parola nella testa, la canticchio con ritmo sincopato e barocco, tra strofe alternate di racconti di bicicletta e di umani tenacemente riportati a casa (lavoro per la salute mentale e viaggio in bicicletta).

Canto della mia tenacia, della resistenza, dell'orgoglio, di sudore e allegria, ira furente e profumi d'ambra e melograno.

Ma sempre compare un'ombra, una voce da un altro mondo, irritante assai: dai corridoi di un Ospedale Psichiatrico Giudiziario mi spiega tutto delle perizie, e nulla io chiedo, e uno scrittore  è  sempre stato prima di me su quell'ansa di luce e di  fiume o su quella curva dolcissima dove i ciliegi ungheresi si piegano fino a terra, e nulla io avevo chiesto.

E si rattrista la mia audacia, la mia resistenza cede, si inacidisce l'orgoglio strampalato e allegro di un fare che si fa facendo e nulla spiega.

 

Ho un' impresa e ce l'ho bene in mente.

Devo realizzarla, da anni mi industrio.

Mi avvicino guardinga, aggiro gli ostacoli, inganno gli avversari, bendico gli incroci, riduco gli intoppi.

Aspiro a una meta alta dopo il lungo apprendistato, la polvere di migliaia di kilometri, il sudore di migliaia di pagine.

La mia impresa si avvicina, ne ho certezza:  non presenta rischi bancari, anzi non richiede banche,

non ha impatto ambientale perchè non produce immondizie, non necessita di marketing perchè la pigrizia andò al mercato con le scarpe tutte rotte ( voce cantilenante fuori campo) e a me piacciono le scarpe.

L'altra  mia impresa – cambiare il mondo- intanto mi tiene allenata.

Tra gli esercizi più utili ricordo: cambiare spesso letto e casa, tenere molte cartine geografiche e biancheria sempre pronte nella borsa, ridurre i trabiccoli ingannatori ( vari e a scelta), passare dall'io al noi e dal noi all'io con la precisione di quando si studia una lingua straniera, dalle parole imparare a tacere e a gridare.

Dagli uomini non imparare.

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