I mondi

La mia… Impresa

di Marina Bortul Non credo si possa parlare di IMPRESA in senso stretto quanto di un’esperienza di vita che spero possa durare ancora per molti anni.

Cinquantacinque anni … non pochi (un mio amico, però, il giorno del mio compleanno, ha detto che 5 + 5 fanno 10), cinquantacinque quindi anagrafici, biologici (come diciamo noi medici) spero sotto i cinquanta, emotivi …dipende dai momenti … comunque in ogni caso tra i quaranta e cinquanta:  perche’ sono stati i più belli della mia vita e perche’ ci sono ancora tante cose da fare e quindi ho bisogno ancora di tanto tempo.

Cominciamo con gli anni del Liceo (vecchio e glorioso Oberdan), belli, nel corso dei quali matura l’obiettivo di acquistare l’indipendenza intesa non solo dal punto di vista puramente economico ma come acquisizione di autonomia di scelte non vincolata da paletti di educazione, compromessi, opportunismo.

Neanche a farlo apposta ho avuto modo di perseguire da subito tale obiettivo dal momento che, alla scelta di fare Medicina (con un  percorso di studio quindi molto lungo), si e’ associata, per motivi di carattere strettamente famigliare, la contemporanea  necessità (diventata dopo un’opportunità) di lavorare. Da quel momento e’ iniziata la mia sfida (la prima della serie) finalizzata a dimostrare che SI, si può fare.

Così e’ stato: nel corso degli anni di studio all’Università, durante i quali cominci a pensare dove vorresti indirizzare il tuo cammino, avevo sicuramente capito alcune cose: a) mi interessava mantenere sempre e comunque un rapporto con il paziente,  b) desideravo toccare con mano i risultati del mio operato sia in condizioni di elezione (potendo definire la scelte terapeutica in un lasso di tempo definito) sia in condizioni di urgenza nelle quali, alla correttezza della scelta terapeutica, deve essere associata la tempestività di decisione e di azione.

Quindi quale campo migliore ed adeguato se non quello della chirurgia? Devo ricordare il fondamentale ruolo svolto da coloro mi sono stati maestri che, oltre al bagaglio culturale, mi hanno insegnato  una metodologia di apprendimento e, soprattutto, mi hanno  trasmesso il loro entusiasmo e la loro passione. Grazie prof., saro’ sempre riconoscente a Lei che e’ sempre presente e a chi adesso non c’e’ più ormai da molti anni.

Ed ecco un’altra sfida da affrontare nonostante i numerosi tentativi di dissuasione in vista del lungo ed impegnativo percorso da affrontare, così poco adatto ad una donna (dove la metti  la necessaria resistenza fisica? ed una futura famiglia?). Ma, almeno nel mio caso, più numerosi sono i paletti, maggiore e’ la volonta’ (chiamamola determinazione) di superarli alla quale va associato il profondo senso del dovere ereditato dal mio papà.

Le tappe successive sono state quelle ben codificate (laurea, specializzazione, primi incarichi, esperienze all’estero) comuni ai giovani medici che vogliono accrescere la loro formazione in questo campo … Credo però  e non me ne vogliano i miei colleghi maschi, con una dose maggiore di sacrificio e di impegno, per dimostrare che si e’ in grado e che si può fare.

E dimostrando questo ho avuto modo di andare avanti, crescere e raggiungere alcuni obiettivi dalla docenza universitaria all’acquisizione di maggiori competenze tecniche e professionali oggetto della mia attività quotidiana. Dall’apprendimento quindi del MESTIERE all’acquisizione  di una PROFESSIONE che cerchi, ove possibile, di rendere simile ad un’ARTE.

Essa oggi e’ indirizzata, almeno per la metà della mia attività, al  rapporto con altre donne che devono affrontare un particolare momento negativo nella loro vita e con le quali cerco di costituire, come dice Umberto Veronesi, un’alleanza terapeutica che vada al di là  delle pure competenze professionali.

Ci si chiederà: c’e’ stato e qual’e’ stato il prezzo pagato? Da questo punto di vista ho avuto la possibilità e soprattutto la fortuna di poter creare una famiglia e di avere una figlia. Anche questa e’ stata l’ennesima sfida in quanto primipara attempatissima (oggi non lo sarei considerata più tanto), vissuta inizialmente con profondi sensi di colpa e di inadeguatezza. Con il passare del tempo però posso affermare che questa esperienza ha rappresentato e rappresenta tuttora  un ulteriore punto di forza senza dimenticare però il grande aiuto fornito da chi mi sta vicino e che mi permette di fare in sicurezza i salti mortali per conciliare lavoro e famiglia. FAMIGLIA sei d’accordo?

Se parliamo della mia IMPRESA dobbiamo però anche parlare di investimenti per il futuro. Al di là di quelli che potrebbero essere i miei obiettivi  personali e che dovranno tener conto  di variabili il più delle volte al di fuori della capacità di controllo personale, credo che l’investimento più importante che posso offrire sia il messaggio da dare ai più giovani, nella fattispecie a mia figlia Alessandra ed alle donne più giovani che lavorano con me (e sono ormai tante!). Il primo di questi e’ dare quotidianamente il buon esempio nell’ambito della propria attività (correttezza con i pazienti  ed i colleghi, senso del dovere,  assunzione della responsabilità delle proprie scelte); il successivo, nel CREDERE nella possibilità di poter raggiungere i propri obiettivi da perseguire sempre e comunque con l’acquisizione delle dovute competenze tecniche ma anche con tanto  entusiasmo e passione.

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